La dichiarazione di al-Baghdadi e possibili conseguenze in Occidente

Il messaggio di al-Baghdadi

In data 1 Marzo 2017, su numerose testate giornalistiche di portata internazionale è stata rilasciata la notizia relativa ad una dichiarazione del califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, in cui ammette la sconfitta a Mosul contro le forze irachene. Nel discorso, intitolato “Farawell speech” e inviato ad alcuni speakers incaricati di diffonderlo tra i combattenti, il leader di IS ordina ai propri combattenti di lasciare Mosul e il campo di battaglia, nascondersi tra le montagne e, nel caso in cui dovessero risultare circondati dalle truppe irachene, realizzare attacchi kamikaze. Il messaggio riporterebbe anche una nota diretta ai combattenti non arabi, verso i quali al-Baghdadi li invita a fare ritorno nel proprio Paese di origine e realizzare attentati.

La sconfitta dello Stato Islamico a Mosul è iniziata con la perdita della zona Est, in seguito a tre mesi di combattimenti. Dal 19 Febbraio, le forze irachene hanno inoltre sottratto gran parte della zona Ovest di Mosul ai combattenti del califfato, costringendoli a metterli sulla difensiva. Proprio il 28 Febbraio, l’esercito iracheno supportato dalla coalizione internazionale a guida statunitense, ha ripreso il controllo dell’aeroporto, di una base militare e di altre strutture governative.

Il contesto

La dichiarazione di al-Baghdadi non indica, in ogni caso, la disfatta definitiva dello Stato Islamico, ma esclusivamente la sconfitta nella battaglia di Mosul. La principale preoccupazione che emerge dall’attuale contesto, è l’invito, rivolto ai combattenti non arabi, a fare ritorno nel proprio Paese d’origine e realizzare attentati indiscriminati.

I Paesi europei registrerebbero dunque un ulteriore aumento del rischio, in primis Francia, Belgio, Germania e Regno Unito, ovvero i Paesi dai quali provengono la maggior parte dei foreign fighters: circa 4.300 risulterebbero essere partiti dall’UE per dirigersi in Iraq e Siria e il 30% avrebbe già fatto ritorno nel proprio Paese d’origine. I dati dell’International Center for Counter-Terrorism affermano che dal 2011:

– circa 1000 foreign fighters si siano diretti in Iraq e Siria dalla Francia;

– circa 800 dalla Germania;

– circa 750 dal Regno Unito;

– circa 520 foreign fighters siano partiti dal Belgio.

Di seguito, una mappa realizzata dall’International Center for Counter-Terrorism nella quale viene indicata la provenienza dei foreign fighters a livello europeo:

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E’ però necessario ricordare che il nostro Paese, pur non essendo particolarmente segnato dalla problematica dei foreign fighters, ricopre un ruolo cruciale per tali soggetti che si apprestano a far rientro nei loro Paesi di origine per compiere i diversi attacchi. Anche se i recenti fatti dimostrano che parte dei combattenti di rientro seguono tratte di viaggio normali e con regolari documenti, è ormai assodata la presenza (certamente maggiore) di questi elementi nei cosiddetti “viaggi della speranza” che hanno e continuano a caratterizzare il nostro Paese. Infatti, le diverse problematiche riscontrate nell’identificazione prima e nell’accoglienza e controllo dopo, potrebbero certamente favorire i movimenti di piccoli nuclei di terroristi in tutta la Penisola. In tale contesto quindi, le probabilità di attacchi indiscriminati sia contro luoghi simbolo che contro comuni attività (come centri commerciali, cinema, gallerie commerciali, ecc..) si è innalzata notevolmente, come anche confermato dal report mensile delle Agenzie di Informazioni italiane.

Consigli utili

In caso di trasferte nei Paesi europei sopra citati, non risulta necessario, ad oggi, nessun dispositivo di sicurezza, ma si raccomanda un generale livello d’allerta in caso di visite in aree eccessivamente affollate e in occasione di festeggiamenti di rilievo nazionale.

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