Regole e normative per la videosorveglianza pubblica e privata

Regole e normative per la videosorveglianza pubblica e privata

Sicurezza e Privacy nella Videosorveglianza

Che si tratti di un negozio, di un condominio o di un’infrastruttura pubblica, ogni sistema di videosorveglianza deve rispondere a due esigenze fondamentali: sicurezza e rispetto della privacy. Non si tratta solo di installare telecamere, ma di garantire conformità al GDPR. Grazie alla nostra esperienza, in Sicuritalia affianchiamo le imprese e i cittadini nell’implementazione di soluzioni efficaci, nel pieno rispetto delle regole, riducendo i rischi e assicurando soluzioni su misura progettate per rispondere alle reali esigenze di sicurezza.

Normative dei sistemi di vigilanza per attività commerciali e aziende

Chi entra in un esercizio commerciale deve sapere immediatamente che l’ambiente è videosorvegliato. Come? Le linee guida prevedono un sistema di informazione su due livelli: un cartello esposto prima che la persona entri nell’area videosorvegliata, e un’informativa completa facilmente accessibile.

La segnaletica deve rispettare gli obblighi previsti dall’articolo 13 del GDPR:

  • collocazione: prima del raggio di azione della telecamera, anche nelle sue immediate vicinanze e non necessariamente a contatto con gli impianti. Deve essere visibile anche in orario notturno;
  • responsabile dati: è necessario comunicare i diritti del responsabile della protezione dei dati, tra cui accesso, rettifica, cancellazione, limitazione, opposizione e portabilità dei dati, con l’indicazione di un recapito (indirizzo fisico, e-mail o PEC) a cui il cliente possa rivolgersi;
  • conservazione dati: la segnaletica deve evidenziare l’eventuale trasmissione dei dati a terzi e i tempi di conservazione;
  • finalità raccolta dati: accanto alla finalità deve essere indicata la base giuridica del trattamento, che può consistere in un obbligo di legge, nell’esecuzione di un contratto o nel consenso del cliente, che deve essere documentato e sempre revocabile;
  • informazioni aggiuntive: deve avere simboli semplici e immediati, per informare se le immagini siano solo visionate o anche registrate, o nel caso in cui il sistema fosse collegato con le Forze di Polizia.

Il cartello di primo livello deve sempre rimandare all’informativa all’interno del locale, facilmente reperibile in cassa, alla reception o allo sportello. Le informazioni al suo interno possono essere rese disponibili sia in formato digitale, sia in formato cartaceo.

Nel caso i dispositivi di videosorveglianza siano dotati di riconoscimento facciale o connessi a sistemi IoT o di machine learning il responsabile deve fornire ulteriori informazioni e provvedere alle integrazioni sulla documentazione privacy.

Le immagini registrate non possono essere conservate più a lungo di quanto necessario per le finalità per le quali sono acquisite. La regola generale prevede un limite di 24 o 48 ore, con possibilità di estensione fino a sette giorni solo in presenza di specifiche esigenze documentate.

Le immagini non devono catturare il comportamento dei dipendenti sul luogo di lavoro, che possono essere ripresi solo occasionalmente. Le telecamere:

  • non possono inquadrare postazioni fisse, ma devono limitare l’inquadratura a punti critici per la sicurezza (aree di accesso e magazzini);
  • non devono essere installate in luoghi che potrebbero produrre immagini private (docce o spogliatoi);
  • i dipendenti devono essere sempre informati della presenza di telecamere, con le stesse modalità di quelle previste per i clienti.

Le videocamere occulte non possono essere installate, a meno di determinate condizioni.

Regole da rispettare per la videosorveglianza privata

Se stai pensando di installare un sistema di videosorveglianza, è fondamentale conoscere le regole da rispettare. Dalla segnalazione dell’area videosorvegliata fino ai limiti delle riprese, la normativa stabilisce obblighi chiari per evitare violazioni della privacy.

Il cartello che segnala l’area videosorvegliata deve spiegare alle persone riprese il perché di tale registrazione, registrazione a cui solo il proprietario stesso e, in casi eccezionali, le autorità, potranno accedere.

È necessario esplicitare per quanto tempo le riprese dovranno essere conservate ed analizzate. Per gli ambienti privati, non ci sono limiti riguardo la durata di conservazione delle registrazioni, anche se le apparecchiature moderne prevedono la cancellazione automatica per evitare la conservazione dei dati oltre i limiti temporali consentiti, che comunque non dovrebbe, salvo indicazioni del garante, superare le 48 ore.

L’angolo visuale delle camere deve essere limitato agli spazi di propria pertinenza, escludendo ogni forma di ripresa delle aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, parti comuni delle autorimesse). Nel caso in cui non fosse possibile evitarlo, è necessario attivare misure che oscurino porzioni di immagini.

Videosorveglianza condominiale e diritti dei condomini

Telecamere nel condominio: sicurezza o invasione della privacy? La risposta sta nelle regole. Prima di installare un impianto di videosorveglianza, è fondamentale conoscere i diritti dei condomini e le procedure da seguire per evitare problemi e garantire un utilizzo corretto.

L’impianto può essere installato a seguito di un’assemblea condominiale, con il consenso della maggioranza dei millesimi dei presenti. Solo dopo l’approvazione è possibile procedere e nominare il responsabile del trattamento dei dati, solitamente l’amministratore condominiale o un tecnico incaricato.

L’accesso alle registrazioni è riservato esclusivamente alle persone autorizzate. I condomini possono visionare i video solo sotto supervisione, in presenza di motivazioni concrete, a seguito di una denuncia, e dietro richiesta formale all’amministratore.

Ogni impianto di videosorveglianza deve essere accompagnato da cartelli informativi ben visibili, posti prima della zona ripresa, che specifichino:

  • la presenza delle telecamere;
  • il nome del titolare del trattamento;
  • la finalità della registrazione;
  • un contatto per esercitare i diritti di accesso o cancellazione dei dati.

Le telecamere devono essere installate solo nelle zone di pertinenza, presso la porta di ingresso e le zone comuni dello stabile, ma non nei giardini privati, nel cortile d’accesso privato del condomino o sul pianerottolo davanti la porta di ingresso degli appartamenti. Anche l’ingresso di un garage privato non deve essere coinvolto nelle riprese.

Sicurezza dei cittadini e videosorveglianza urbana

Prima di attivare un sistema di videosorveglianza urbana, enti e amministrazioni devono rispettare obblighi precisi per evitare sanzioni e tutelare i cittadini. Garantire la sicurezza nelle città è una sfida complessa, e la videosorveglianza può essere un valido alleato.

Per poter parlare di sicurezza urbana devono essere stabilite alcune condizioni essenziali:

  • stipula di un Patto per la sicurezza urbana sottoscritto da Comune e Prefettura;
  • predisposizione preventiva di una valutazione di impatto sulla videosorveglianza (DPIA): è un processo che descrive il trattamento, ne valuta la necessità e la proporzionalità e gestisce gli eventuali rischi per i cittadini. Senza una DPIA correttamente svolta, ogni impianto di videosorveglianza è a rischio sanzione;
  • regolamento relativo alle telecamere: indica per quanto tempo le immagini verranno conservate e per quali finalità sono raccolte. Il limite di conservazione è di massimo 7 giorni, con eventuali proroghe motivate;
  • soggetti autorizzati alla visione delle immagini: devono essere incaricati e formati dal titolare, e se ci si avvale di una società esterna è obbligatoria la nomina a responsabile esterno del trattamento. I titolari del trattamento possono mettere a disposizione gli impianti di telecontrollo anche a Polizia di Stato e Carabinieri;
  • distinzione netta fra le diverse finalità di trattamento: sicurezza urbana, tutela del patrimonio, sicurezza stradale, tutela ambientale, non possono stare in un’unica etichetta generica di “sicurezza”.

Sarà necessario un cartello che contenga i dati del titolare del trattamento, le finalità del trattamento, i tempi di conservazione e le modalità di esercizio dei diritti degli interessati, ed un rimando ad una informativa completa.

Tra gli ambiti pubblici interessati dal provvedimento ci sono:

  • sicurezza urbana;
  • deposito rifiuti: è ammesso il controllo per monitorare le discariche di sostanze pericolose ed “eco piazzole”, la tipologia dei rifiuti scaricati e l’orario di deposito;
  • rilevazione di violazioni del Codice della Strada: i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni del Codice della Strada andranno segnalati con un cartello. La ripresa del veicolo non dovrà comprendere i soggetti non coinvolti nell’accertamento, le fotografie ed i video dell’infrazione non dovranno essere inviati al domicilio dell’interessato, il quale potrà comunque chiedere l’accesso ai propri dati, e dovranno essere oscurati o resi non riconoscibili i passeggeri;
  • enti pubblici e territoriali;
  • trasporti pubblici: la videosorveglianza sui mezzi e alle fermate, è lecita solo in situazioni di particolare rischio. In questi casi l’angolo di visuale dovrà inquadrare solo la pensilina e gli arredi urbani funzionali.

Il posizionamento di sistemi di videosorveglianza pubblica è considerato particolarmente utile nei casi in cui sono inefficaci misure alternative e meno impattanti, come controlli da parte del personale di sicurezza, sistemi di allarme, misure di sicurezza apposte agli ingressi o autorizzazioni all’accesso fisico degli edifici.

Sicuritalia: partner esperto della sicurezza

In un contesto normativo sempre più articolato, affidarsi a un partner esperto non è solo una scelta strategica, ma una necessità. Con Sicuritalia è possibile contare su un supporto completo, partendo dalla consulenza normativa fino alla gestione operativa dei sistemi. Ogni progetto viene sviluppato per rispondere alle esigenze specifiche del contesto, riducendo i rischi legati a errori di configurazione o violazioni della privacy.

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