Cimici digitali al servizio delle forze dell’ordine?

Spysoftware a scopo di intercettazione da parte delle Forze dell’Ordine: è questa una delle novità contenute nel disegno di legge promosso dal Ministro della Giustizia Orlando, passato in via definitiva alla Camera.

La scorsa settimana si è assistito, infatti, ad un’inversione di tendenza rispetto alla proposta Quintarelli, dove si trattava il tema dei cosiddetti “captatori informatici”, con la finalità di rendere il loro utilizzo meno discrezionale e più stringente da parte degli organi inquirenti.

Il testo, che non ha subito variazioni neanche in Senato, consente di estendere in fase d’indagine l’uso di questi strumenti digitali di intercettazione audio e dati, a tutti i reati per i quali sono previste le più classiche intercettazioni ambientali, come molestie telefoniche o contrabbando, oltre a mafia e terrorismo.

La legge, tuttavia, ancora non chiarisce i dettagli circa il perimetro dei dati, le modalità di raccolta ed il successivo utilizzo di quanto questi spysoftware saranno in grado di produrre, perimetro che sarà probabilmente specificato nel successivo decreto attuativo.

Alcuni dubbi sono stati sollevati da esperti del settore dei diritti digitali, secondo cui le potenzialità di tali spysoftware non permetterebbero di distinguere, nella raccolta dei dati, tra l’attività criminosa del soggetto intercettato e la sua normale quotidianità.  Il motivo del contendere, in questo caso, sembra essenzialmente un tema di privacy. Secondo altri commentatori, inoltre, sarebbe necessario rivedere le diverse fattispecie di applicabilità dello strumento d’indagine, impiegabile anche in via di imputazione provvisoria.

Per quanto ancora debbano essere chiariti i criteri di minimizzazione, vigilanza efficace o salvaguardia da abusi, si tratta di fatto di un importante aggiornamento giuridico in linea con il più generale passaggio cultural-tecnologico dall’analogico al mondo digitale.

 

 

 

 

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