In data 5 ottobre, si segnala che il primo turno delle elezioni presidenziali si è concluso con Flávio Bolsonaro davanti a Luiz Inácio Lula da Silva. Il candidato del Partito liberale (PL), figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha ottenuto il 47,04% dei voti validi, contro il 45,15% del Presidente uscente e candidato del Partito dei lavoratori (PT). Una distanza di poco meno di due punti percentuali che consegna alla destra un vantaggio iniziale, ma non abbastanza per evitare il secondo turno, fissato per il 25 ottobre.
Con il 99,97% delle urne scrutinate, Flávio Bolsonaro ha raccolto circa 56,1 milioni di voti, mentre Lula si è fermato a poco meno di 53,9 milioni. Nessuno dei due ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti validi necessaria per essere eletto al primo turno. Al terzo posto si è piazzato lo scrittore Augusto Cury, dell’Avante, con il 2,89%, seguito da Renan Santos del Missão, al 2,25%.
Il risultato ribalta le aspettative della vigilia. Infatti, Gli ultimi sondaggi disponibili prima dell’apertura dei seggi davano infatti Lula davanti a Bolsonaro. Una rilevazione CNT/MDA pubblicata il 3 ottobre attribuiva al presidente il 47,8% dei voti validi contro il 42,1% di Bolsonaro. Anche altre indagini della settimana precedente indicavano Lula in testa al primo turno. Il voto reale ha dunque prodotto uno scarto significativo rispetto alle intenzioni di voto registrate nei giorni precedenti. L’affluenza ha raggiunto circa il 79%.
Guardando al quadro generale dell'America Latina, l'eventuale vittoria di Bolsonaro non sarebbe un evento isolato, ma l'ennesima tessera di un mosaico che vede quasi l'intero continente virare a destra. Questo fenomeno segnala il definitivo tramonto della seconda "Marea Rosa" progressista, travolta dall'incapacità di dare risposte concrete a inflazione, criminalità organizzata e stagnazione economica. Inoltre, la serie di vittorie della destra si stia traducendo in una concreta e strutturale americanizzazione dell'America Latina. Questo processo non passa semplicemente per una forma di subordinazione a Washington, ma per l'adozione deliberata, da parte dei nuovi governi, di modelli istituzionali, ideologici ed economici direttamente ispirati alla destra nordamericana.
L'esempio più evidente di questo ribaltamento è l'Argentina. Con l'elezione e il consolidamento di Javier Milei, il Paese ha abbandonato decenni di peronismo per intraprendere un esperimento ultra-liberista senza precedenti nella regione.
In Ecuador, la conferma presidenziale di Daniel Noboa rappresenta l'integrazione diretta e dottrinale con gli apparati di sicurezza statunitensi. Di fronte all'escalation del narcotraffico e della violenza, la risposta di Noboa è stata la militarizzazione e la proclamazione del "conflitto armato interno", sostenuta da accordi strategici diretti con il Pentagono e la DEA. Questo schema applica sul campo la classica dottrina statunitense della War on Drugs, trasformando lo Stato in un partner strategico e operativo integrato nella sicurezza emisferica di Washington.
In El Salvador, la netta riconferma di Nayib Bukele ha segnato l'affermazione di un modello di pugno duro e populismo autoritario che ha conquistato l'immaginario collettivo dell'intera destra continentale. L'approccio di Bukele, fondato sulla costruzione di mega carceri, sullo stato di emergenza permanente e sulla tolleranza zero, rispecchia radicalmente il concetto americano di law and order.
In Cile, la vittoria dell'ultraconservatore José Antonio Kast alle elezioni presidenziali sancisce il riallineamento del Paese al modello economico e culturale ultraliberista. La proposta di Kast prevede un netto ridimensionamento del perimetro statale, ampie deregolamentazioni per il mercato, taglio delle tasse e una stretta difesa dei valori tradizionali con il supporto determinante dei movimenti evangelici.
In Perù, l'affermazione elettorale di Keiko Fujimori assicura la continuità del fujimorismo come perno del sistema politico e garantisce la blindatura del modello neoliberista sancito dalla Costituzione del 1993.
In Colombia, la vittoria di dell'avvocato conservatore Abelardo De La Espriella contro il candidato della sinistra Iván Cepeda, rappresenta un chiaro esempio di adozione diretta di modelli politico-ideologici nordamericani. La sua campagna elettorale, caratterizzata dallo slogan "Defensores de la Patria" e da un'impostazione fortemente mediatica, ha ripreso stile, strategie di comunicazione e argomentazioni dal movimento trumpiano. L'esplicito endorsement ricevuto dalla destra statunitense ha rafforzato il profilo del nuovo presidente come interlocutore privilegiato di Washington nella regione.